Quando le luci si spengono, cosa rimane? ci viene da domandare.
Pensando alla stesura di quest’articolo, la nostra mente va alle luci del teatro; coni di luce puntati su uno spazio che magicamente diventa infinito. Oppure reso volutamente piccolo, con i fari che delimitano i confini.
Gli attori creano la trama che, raggiunto l’apice, si conclude con la calata del pesante sipario. Ognuno pronto a ricevere i suoi omaggi, il saluto, e le assi di legno che di solito ricoprono il palcoscenico, risuonano dei passi di altri personaggi, oscuri agli spettatori e ai più.
Ecco, questa è la scuola quando i professori e gli alunni, dopo aver intessuto trame, gioie e dolori, si godono giorni di riposo che solitamente coincidono con le vacanze natalizie, pasquali ed anche estive.
Il pavimento non è quasi sicuramente di legno ma di un maledetto linoleum color beige tristissimo che necessita delle operazioni di pulitura-deceratura-ripulitura-ceratura con un calcolo di tempi\giorni per la sua finitura, certosini. Pena il rischio che gli “attori” si ritrovino sulla scena delle “Cirque du Soleil”, improvvisandosi acrobati.
Finito lo spettacolo coloro che hanno permesso che la tela fosse perfetta, ripagati dagli applausi a piene mani, entrano in scena.
Il collaboratore che si riappropria dei propri spazi assegnati e può vedere la fine del corridoio senza muoversi fra le teste dei ragazzi, tecnici che entrano da padroni nei laboratori per riprendere in mano “ quel lavoro che farò dopo quando avrò più tempo”.
Amministrativi che cercano la quadratura del cerchio in bilanci sempre più slim, senza essere tempestati da telefonate di professori ammalati, in ritardo, in anticipo che posano le loro suole piene di fango, magari sul pavimento appena fresco di lavatura. L’occhiata del collaboratore giunge puntuale sull’asse piede-gamba-viso fulminando sul nascere l’orgoglio del trovarsi presto dietro una cattedra (guarda mamma dove sono arrivato…), ma riportandolo con la mente alla moglie che lo guarda con lo stesso sguardo appena rientra a casa. Molte volte pietà e comprensione non sono di questo mondo.
Dietro il palcoscenico, dove i collaboratori fanno i collaboratori, i tecnici i tecnici ma anche gli amministrativi e gli amministrativi che fanno gli amministrativi. In quel momento la scuola non è chiusa, come molti erroneamente pensano. È semplicemente “priva di spettatori”, ma non meno attiva. Si recuperano angoli, ci si reimpossessa di cose perdute lasciate ad un dopo, si gode anche il silenzio delle aule mentre ognuno svolge il compito nel riunire i tasselli di un puzzle.
In quel momento ritroviamo una comunità che torna ad unirsi, a confrontarsi, a darsi una mano sostituendo i colleghi assenti. Brontolii e mezze parole sono all’ordine del giorno e in quei giorni sono più forti grazie al silenzio. Ma alla fine si trasformano in sorrisi e pacche di amicizia riprendendo un discorso interrotto qualche giorno fa, quando un ragazzo chiama per un macchinario che non funziona. Corro, te lo dico dopo… ed il tempo si dilata, quel dopo sono ore e giorni e settimane, ma alla fine tutto si annulla, riannodando il filo interrotto.
Il tempo di vacanza piano piano volge al termine… Ognuno di noi ha ritrovato il passo, ha riaggiustato, pulito, scritto e archiviato e siamo pronti. Guardiamo il cancello che domani riapre per far entrare i ragazzi che, solitamente fra l’assonnato e l’annoiato esordiscono:
“ Com’è andata, cosa avete fatto durante le vacanze, dove siete stati?”. Spieghiamo loro che eravamo qui, abbiamo passato i giorni a scuola a lavorare, mettere a posto perchè tutto sia perfetto al loro ritorno. Non ci credono, e gli spieghiamo che noi siamo tenuti al dovere, ligi nell’orario e nel lavoro.
Alla spicciolata entrano anche i professori e ci fanno la stessa domanda, consegnamo loro la stessa risposta. Non capiscono…e nemmeno noi.
Il cancello si chiude. Ci attende la vigilanza, le segreteria, i laboratori sapete…
Le aule si riempono.
Si alza il sipario e noi torniamo dietro le quinte. I topi della scuola non hanno avuto tempo per ballare durante l’assenza del gatto figuriamoci ora…al suo rientro.


Complimenti alla redazione per il bellissimo articolo sul lavoro del personale ATA durante i periodi di vacanza (di tutti gli altri).
E’ un buon inizio per scardinare un’ opinione troppo diffusa su una categoria a cui erroneamente vengono attribuiti gli stessi privilegi dei docenti….come ferie e quant’altro, mentre la realtà è quella descritta,quando gli altri si fermano inizia, sempre più sovente, un carico di lavoro a volte più grosso che non durante lo svolgimento delle attività didattiche.
Giusto ricordare che se non esistessero queste figure la scuola non potrebbe riaprire dopo le “meritate vacanze!”
La metafora del gatto e del topo purtroppo riflette un antagonismo che spesso ho riscontrato nella mentalità di persone che lavorano nella scuola ma credo sia così nella maggior parte degli ambienti di lavoro. Lascio questo modo faticoso di vivere a chi lo desidera, cercando collaboratività e cordialità in chi ha compreso che la Scuola di questo ha grande bisogno. Il problema di individuare la categoria di persone più fannullona, la zona geografica più fannullona individuerebbe solo parte dei fannulloni e posto così genererebbe solo conflittualità tra categorie. Più facile è chiedersi chi ha il dovere di controllare Tizio?
Lo sta facendo? Se riscontra un comportamento improprio ha strumenti consoni a disincentivarlo?
Analizzare, porre sui piatti della bilancia oltre che Tizio anche Caio, cioè chi ha il dovere di controllarlo. Come per qualunque pesata riempire un solo piatto della bilancia non fa comprendere il peso.
Sei ESILARANTE…
Vai Tor… mi sembri LACETOLA Qualunque della scuola italiana
X Ata TD
Nessuno mai qui si è proclamato essere un giornalista o un perfetto conoscitore della lingua italiana. Chi ci conosce sa quanto materiale ci arriva e quante mail al giorno, purtroppo per non fare aspettare troppo siamo costretti il più delle volte a fare corse contro il tempo(mai a sufficienza). Questo uno dei principali motivi che possono dar luogo a strafalcioni grammaticali. Chi ci legge e chi ha piacere di leggere il sito ce ne perdoni. Se poi riusciamo anche a far ridere qualcuno che ben venga. Ci spiace solo che qualcuno debba ricorrere a certe cose per colpirci. Caro Ata TD se ti basta così poco per essere felice fallo pure, fortunatamente rappresenta una piccola piccolissima parte degli ATA.
Cordialmente LA REDAZIONE
x ATA TD
Non ti sembra di esagerare offendendo persone che non conosci?
Magari troverai ESILARANTI i post della rubrica di Torquemada, però ci prova e ci mette la faccia, per cercare di combattere un Sistema che ha permesso un progressivo impoverimento delle risorse della scuola pubblica. Non è certo solo criticando che si cambiano le cose. Pensa che è grazie a lui che questo Movimento ha preso vita e continua a lottare, è grazie alla sua tenacia che tante persone si sono unite per combattere delle palesi ingiustizie. Sbagli se tutto ciò lo prendi per fatto personale, certamente non ce l’ha con te e nemmeno con il tuo lavoro. Nella mia vita ho conosciuto “ignoranti” proprietari di aziende vitali e prosperose che hanno dato lavoro e speranze a tante persone “colte”. Più che un filosofo, Torquemada è un Inquisitore, tal quale al personaggio storico.
Con queste mie parole, però non vorrei innescare una polemica senza fine, ho voluto fare questo intervento solo per rendere giustizia alla verità e perchè ritengo ingiuste le immeritate parole rivolte a “Torquemada”. Spero che tu accolga queste mie parole, come quelle di un collega che vuole portare distensione in animi fin troppo esacerbati. Un’ultima cosa. Penso che al Nostro, piacerebbe essere un comico divertente come A. Albanese per guadagnare tanti bei soldini, certamente non un corrotto come il personaggio di Cetto La Qualunque, che tra l’altro, interpreta egregiamente.
Luigi Bufalino
Ciao Ata TD hai un umorismo frizzante e intelligente ma adesso torna serio e discutiamo se ti senti del merito degli argomenti che l’articolo pone in risalto.
Cordialmente