La notizia, manco a dirlo, ci risulta non sia passata su nessuna televisione nazionale ma questo ormai non ci spaventa più. Ciò che è importante invece, è l’interrogativo che questa notizia ci deve far porre:”Si può mettere fine alla propria vita, perchè ci rubano anche l’ultimo dei sogni possibili? una vita normale?”
Per qualcuno sicuramente “Si”. Questo qualcuno si chiama Norman Zarcone. Norman Zarcone era un ragazzo di 27 anni, studente modello, laureato con lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione e dottorando a fine corso a Palermo; giornalista pubblicista, suonava il piano e la chitarra e coltivava il sogno di diventare ricercatore. Norman cercava un lavoro anche per potersi sposare; per arrotondare svolgeva l’attività di bagnino al circolo nautico guadagnando 25 euro al giorno. Di certo non era uno di quei laureati, come ama definirli qualcuno, che aspettano il lavoro gli cada dal cielo o che hanno paura di sporcarsi le mani. Poi un giorno qualunque, un giorno come gli altri il 13 Settembre 2010 mentre nel mondo esterno la vita continuava a scorrere normalmente, nella vita di Norman qualcosa d’un tratto è cambiato. Si è accesa una scintilla, quella scintilla che è diventato un’incendio presto indomabile e che in un attimo ha segnato la fine della sua vita. Così il pomeriggio del 13 Settembre, il fuoco della disperazione che aveva offuscato la mente di Norman, e che in quel momento non gli permetteva più di vedere il futuro; un futuro normalissimo : una famiglia, una casa e un lavoro col quale vivere dignitosamente, gli ha fatto compiere il gesto estremo di togliersi la vita lanciandosi dal settimo piano dell’edificio della sede della sua univeristà. Qualche giorno prima aveva confessato parlando del dottorando che stava per terminare, (privo di qualsiasi borsa di studio) che questa esperienza lasciava ben poche prospettive alla sua vita e pertanto di ritenersi un fallito! Per quello che può valere noi riteniamo che Norman non sia affatto un fallito e che, se un fallito c’è, quello siamo NOI tutti:lo STATO. E quando lo STATO (che siamo noi) riesce pure a toglierci l’ultimo sogno perseguibile, una vita normale, allora il gesto di Norman assume un valore diverso. Prima di togliersi la vita, Norman, affida ad un quaderno queste parole <<la libertà di pensare è anche la libertà di morire. Mi attende una nuova scoperta anche se non potrò commentarla>>. Noi chiediamo a tutti una riflessione:”Ma che paese è il nostro se per essere liberi davvero bisogna essere liberi di morire?” oppure :”Che paese è quello in cui nascondendosi dietro la crisi economica(ma l’Italia non è forse in crisi da sempre?), preferisce tagliare sulla ricerca, sulla scuola, sull’università gli unici veri motori che potrebbero farci uscire da questo incubo e farci tornare a sognare una vita normale o meglio semplicemente dignitosa?


Viviamo in un mondo in cui si è qualcuno solo se si ha un lavoro, una famiglia, una casa…non avere queste cose porta a considerarci dei falliti. Si è qualcuno solo se si può partecipare a questa giostra, se si può produrre e consumare. La nostra vita non diventa dignitosa se ci elemosinano 1000 euro al mese, questo è lo strumento che viene usato per tenerci prigionieri di un sistema nel quale anche la ribellione diventa parte dello stesso. Amici mettiamoci in testa che la vita è meravigliosa a prescindere da queste cose, ogni gesto e ogni attimo. Non si muore di povertà ma di indifferenza alla bellezza della vita. Riscopriamo il vero significato dell’essere umano. Questi signori non meritano rabbia nè lotte perchè sono il nostro specchio, fatto di avidità, competizione, ed egoismo. Non c’è alcuna protesta che può cambiare radicalmente le cose se non una rivoluzione interiore. Gli unici due gesti veramente rivoluzionari da un punto di vista pratico nessuno ci dice di attuarli e dico nessuno! 1) andare a votare..ma scheda bianca 2) Ritirare tutti i nostri soldi dalle banche. Sistema all’aria senza bisogno di rivoluzioni e lotte. Ma nn lo faremo mai perchè abbiamo paura..paura delle conseguenze e di non sapere più con chi prendercela.
Viva la vita