Quello nella foto è Euristeo, da 10 anni circa, precario della pubblica istruzione. Come tantissimi altri precari Euristeo pur di lavorare ha abbandonato la sua terra per spostarsi là dove c’erano più opportunità di lavoro. Così dalla Calabria è approdato, circa 10 anni fa, nella provincia di Forlì-Cesena dove da anni, prima di Settembre 2010 lavorava con contratto annuale 01 Settembre/31 Agosto. Purtroppo anche per lui quest’anno non è arrivata né l’attesa nomina a TD né la nomina su posto di fatto fino al 30 giugno. Ormai scartate queste due opzioni, ad Euristeo sono rimaste solo le supplenze brevi a cui aggrapparsi. Ad oggi ne è arrivata una di 26 giorni, quanto basta per tenere accesa la speranza perchè dopo 10 anni è dura, durissima accettare di accomodarsi tra i disoccupati e mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro. Dopo 10 anni di sacrifici spesi a dare sempre il meglio, ad adattarti a qualsiasi condizione, a cambiare sempre sede di lavoro, con la consapevolezza o il falso miraggio che ti hanno venduto che continuando a stringere i denti, continuando a fare gavetta, (senza guardare chi prima di te non ne ha fatto nemmeno la metà) anche per te spunterà il sole, ti accorgi che il sogno non si realizzerà più. E allora la disperazione prende il sopravvento e ci si attacca a tutto pur di credere che quel sogno possa ancora realizzarsi, e cresce in te la consapevolezza che in questo particolare periodo sarà difficile trovare un altro lavoro. Per un attimo una supplenza, anche se breve, come accaduto ad Euristeo, ti ridà la dignità di uomo, di un lavoro, di un salario da 40€ netti al giorno che per tanti sono nulla ma per un precario sono tanti, tantissimi. Una supplenza però non è un incarico annuale o di fatto fino a giugno, è una supplenza(a volte solo pochi giorni) e allora non puoi garantirti un tetto sulla testa perchè con 40€ al giorno o mangi o paghi spese e affitto, ammesso che trovi chi ti fitti anche solo una camera per 26 giorni. Ma Euristeo non ha voluto spegnere la speranza e quella supplenza l’ha accettata e così senza vergogna, si è trovato una sistemazione: una tenda. Una tenda, di quelle che da ragazzo usi per i campeggi estivi, per la villeggiatura, è diventata la sua umile e dignitosa dimora. La dimora di chi, PRECARIO, non può permettersi altro con una supplenza temporanea pagata 40€ al giorno. Fortunatamente dopo qualche giorno è scattata una gara di solidarietà che ha visto protagonisti prima diversi colleghi di Euristeo, e poi la Caritas di Forlì che ha accolto la richiesta di aiuto del nostro collega. Per quanto possa essersi “sistemato” Euristeo, resta comunque la drammatica realtà che il suo contratto di supplenza, il 16 ottobre è scaduto e nell’attesa ne arrivi un altro, la disperazione è tornata a invadere il suo animo. Vi abbiamo voluto raccontare questa storia perchè tutti ci rendiamo conto che la disperazione di Euristeo è la disperazione di tutti i precari d’Italia rimasti già senza lavoro e di quanti sanno potrebbero restarci a breve. Tutto questo non è accettabile, non è tollerabile, e se per primi tutti coloro che ancora il posto l’hanno conservato, ovvero il personale di RUOLO e quello PRECARIO, non smettono seriamente di voler guardare solo ciò che gli fa comodo, allora la disperazione sarà vicina per tutti
La Redazione


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