I numeri parlano chiaro e stavolta sarà difficile per il Ministro Gelmini smentirli. Prima che fosse noto il numero di richieste del “salva-precari” il Ministro aveva sdrammatizzato, minimizzando l’effetto della riforma sul personale della scuola. Secondo quanto dichiarato dalla Gelmini in realtà l’effetto della riforma sull’occupazione sarebbe stato d’impatto molto inferiore del previsto. A fronte di 67.000 posti tagliati occorreva sottrarre 55.000 pensionamenti, arrivando così ad appena (si fa per dire) 12.000 posti in meno.
“Non pochi” aveva dichiarato ma “frutto di una manovra assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire il trend di crescita della pianta organica, non proporzionato al numero di posti richiesto dalla scuola italiana”. Sugli ATA invece aveva mantenuto il solito rigoroso silenzio e sui 30.000 posti da Amministrativi, Tecnici e Ausiliari tagliati in due anni nemmeno una parola.
Oggi si scopre, a conti fatti, che l’ottimismo del Ministro non si è tradotto nei fatti e che i 12.000 posti in meno ad oggi risultano lievitati a quasi 42.000. Questo il numero, tra docenti ed ATA, che dopo anni di precariato sono rimasti senza lavoro e stipendio. E che adesso cercano un paracadute nel “salva-precari” , un decreto che dà ai “tagliati” la priorità negli incarichi d’istituto e, di fatto, anticipa loro soltanto l’indennità di disoccupazione.
I docenti quest’anno senza nomina che hanno fatto ricorso al “salva-precari” sono quasi 30.000. Il decreto “salva-precari” tra l’altro parla chiaro: poteva presentare domanda “il personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento”, che nel corso del 2009/2010 aveva avuto una “nomina a tempo determinato di durata annuale o sino al termine delle attività didattiche o, attraverso le graduatorie d’istituto, una supplenza di almeno 180 giorni in un’unica istituzione scolastica” e che si sia “trovato nella condizione di non poter ottenere, per l’anno scolastico 2010/2011, nomina o di averla ottenuta per un numero di ore inferiore a quello di cattedra o posto in assenza di disponibilità di cattedre o posti interi”. Stessa identica storia per il personale ATA. Si tratta quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, di persone che fino all’anno scorso hanno avuto un incarico annuale fino al 31 Agosto o di fatto fino al 30 Giugno, non di certo supplenti di pochi giorni. In definitiva tutte persone che fino all’anno scorso lavoravano e quest’anno sono precipitate nel baratro della disoccupazione. In tutto, sommando ai 30.000 docenti anche gli ATA, si tocca quota 41.477 precari appiedati. Per tutti loro il futuro non è per nulla certo. Nessuno può dire a queste persone (padri e madri di famiglie) se ritorneranno mai a lavorare nel circuito Scuola, anche perché per il prossimo anno la scuola sarà investita dagli altri ulteriori tagli di 35.000 posti (20.000 docenti e 15.000 ATA). Se sarà quindi difficilissimo per coloro che quest’anno sono senza nomina rientrare a lavorare, sarà di certo molto facile per tanti altri che quest’anno stanno lavorando trovarsi senza più lavoro.
La Redazione


..e’ una vergognaaa…
…siamo in mano a vekki politici rimbambiti….
…alla parola “futuro” nn sanno neanke cosa voglia significare…