Home > news, news dal mondo > Ai precari e al personale di Ruolo: nessuno è al sicuro, i diritti vanno difesi insieme.(Storia di un diritto calpestato)
11 novembre 2010 alle 10:17

Riceviamo e pubblichiamo la storia di questo operaio Fiat . E’ fondamentale conoscere queste realtà perchè riguardano la negazione di un diritto.  Questo è identico a ciò che succede a tutti i precari della scuola e che sta iniziando a succedere al personale di Ruolo (vedi blocco contratto, blocco scatti per 3 anni…per approfondire leggi qui). Se ancora si pensa che fin quando sono i diritti degli altri ad essere negati i nostri sono al sicuoro, avremo TUTTI un brusco risveglio.  Colleghi aprite gli occhi…

di Rosario Monda

Mi chiamo Rosario Monda e sono un operaio Fiat. Sono fuori dalla fabbrica da tempo a causa di un licenziamento per motivi sindacali. Un anno e cinque mesi fa, la magistratura ha dato torto all’azienda e ragione a me.
Non sussistevano i motivi per il mio licenziamento e ha intimato alla Fiat, con una sentenza, di reintegrarmi nello stabilimento di Pomigliano, dove lavoro, e, finalmente, di pagarmi le spettanze. Sono passati quasi due anni e tutto questo non è avvenuto. Le ho tentate tutte. Ulteriori ricorsi legali, denunce ai carabinieri, ingiunzioni di pagamento, tentativi di denuncia sulla stampa di quello che mi sta succedendo. Niente.

Sono fuori dalla fabbrica e senza un euro. Ho un bambino di sette mesi, una compagna con un lavoro precario, e tirare avanti senza salario è quantomeno complicato. Un po’ mi aiuta la solidarietà dei compagni. Ho venduto tutto quello che avevo di valore.
La Fiat ha deciso di affamarmi. Me e la mia famiglia. Perché? Non tanto perché io sia un pericoloso agitatore sindacale. Ho fatto gli scioperi, ho cercato di difendere i miei diritti, questo si, ma non ho mai avuto un ruolo di responsabilità nel sindacato. Io credo che la dirigenza Fiat mi usi come esempio per gli altri operai. È un messaggio chiaro e preciso: «State zitti e quieti, altrimenti fate la fine di Rosario e quelli come lui».

Molti si meravigliano vedendo spesso gli operai muti all’uscita dei cancelli, davanti ai giornalisti che cercano disperatamente di intervistarli. Altri pensano invece che alla Fiat siano tutti d’accordo con Marchionne, perché le uniche interviste che si sentono, esprimono assenso con la direzione aziendale. Sia quelli che parlano, sia quelli che stanno zitti devono farlo per forza. Hanno operai come me davanti. Siamo l’esempio di quello che succede a chi esprime il dissenso. Tutto appare e quasi niente è reale. Marchionne parla di aumento dei profitti e di come vuole riuscirci e dice che lo fa perché ha a cuore la sorte degli operai Fiat a cui vuole dare, in prospettiva, gli stessi, alti stipendi, degli operai tedeschi.

Ci vuole massacrare perché ci ama. Tutti parlano di diritti, di democrazia, di uguaglianza dei cittadini. Ma io sono uguale agli altri? Dov’è il mio diritto sancito dalla magistratura a lavorare e a percepire un salario? Chi deve farlo rispettare? Se sentiamo i politici sembra che i giudici abbiano poteri eccezionali in questa società. Giustamente per alcuni e ingiustamente per altri. Io penso, per esperienza diretta, che il miglior giudice conti meno dell’ultimo imprenditore.

Qual è lo strapotere di un giudice se non riesce a far eseguire una sentenza che lui stesso ha emesso? O questo strapotere si esprime solo dove non crea danno ai potenti? Si può andare avanti così? Non credo per molto. Il bastone e la carota possono anche funzionare, ma il solo bastone alla fine non basta. Mi appello alla stampa affinché possa intercettare anche il mio disagio e restituirmi un minimo di visibilità ed evitare che, oltre alla Fiat, nessuno più ricordi la mia difficile storia.

08 novembre 2010

VoceAta è solidale con Rosario e tutta la sua famiglia. Invitiamo tutti a riflettere, cosa che da un anno facciamo ormai. Visto che è già tardi, speriamo che  nella scuola si capisca che stiamo diventando tutti perfettamente uguali a Rosario e che c’è bisogno di solidarietà ed unione di tutti per salvaguardare i  pochi diritti che ancora abbiamo.

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