Home > news, news mondo scuola generali > Scuola: Si salvi chi può! E chi può scappa…
22 novembre 2010 alle 6:30

Ci sono 2 guerre all’interno della scuola. Una dichiarata apertamente che vede i precari lasciati soli a combattere contro tutto e tutti per cercare di restare per raggiungere il sogno di un  contratto a Tempo Indeterminato. L’altra guerra, meno pubblicizzata, e che si combatte in punta di piedi, è quella di chi essendo già a Tempo Indeterminato,  ne ha abbastanza e cerca in tutti i modi di abbandonare la nave che affonda. Dunque c’è chi farebbe di tutto pur di mettere al sicuro il misero stipendio di 1000€ al mese,  consapevole che sarà tra i nuovi poveri oggi e tra i poverissimi di domani, ovvero quando e se andrà in pensione e chi invece, pur avendo uno stipendio già sicuro e di ben altre cifre, preferisce andar via. L’epidemia riguarda i direttori generali: infatti, in particolar modo dopo la riforma Tremonti-Brunetta , parte dei ruoli chiave dell’amministrazione restano vacanti per effetto dei pensionamenti. Così sono tanti i direttori generali che nell’ultimo periodo hanno lasciato il servizio. Tra tutti spicca il nome del capodipartimento Giuseppe Cosentino, ossia colui che era al vertice di tutta l’organizzazione scolastica italiana. Hanno imitato Cosentino: Mario Dutto (direzione ordinamenti) colui che scriveva le circolari guida per presidi e insegnanti e Maria Grazia Nardiello (istruzione tecnica, professionale e degli adulti), seguiti da numerosi altri e da tanti loro vice che sono allo stesso modo veri e propri punti di forza dell’amministrazione. A questi vanno aggiunti i numerosi dirigenti degli USR, vedi: Toscana,  Molise,  Sicilia,  Liguria, Abruzzo. Questa affannosa corsa affonda le sue motivazioni sicuramente nei provvedimenti del duo Tremonti-Brunetta sulle prospettive pensionistiche: esse infatti hanno penalizzato così fortemente i dirigenti in oggetto da costringerli a chiedere il pensionamento. Tremonti ha più volte dichiarato che il sistema da lui messo a punto era necessario per far ottenere allo Stato un risparmio; noi non sappiamo quanto questo possa centrare davvero, ciò che è certo è che queste persone erano sicuramente competenti e che dovranno in ogni caso essere sostituite con altre che verranno pagate allo stesso modo. Quindi chi ha lasciato l’amministrazione percepirà la pensione dovuta e chi subentrerà lo stipendio…Sinceramente tutto questo a conti fatti potrebbe essere tutt’altro che un risparmio per le casse dello Stato. Forse potrebbe aver ragione uno di questi dirigenti che ha dichiarato:” Tremonti ha giustificato il nuovo sistema di pensionamento dicendo che lo Stato avrebbe ottenuto un grande risparmio. Niente di più falso. Perché a noi non possono togliere nulla, e chi verrà al nostro posto dovrà essere pagato. In verità questa manovra serve a chi è ministro in carica, per avere dei posti su cui mettere i propri uomini (o le proprie donne). E se il governo ora se ne va, prima piazzeranno i loro protetti”.

A noi ciò che importa più di ogni altra cosa è che il Governo sicuramente sapeva che queste persone, coscienti di perdere  tanto, sarebbero corse ai ripari con il risultato che il risparmio reale sarebbe stato poco o addirittura nullo. Perché allora se  si deve cambiare tutto per ridurre il livello di spesa (con il risultato finale di aumentarlo, forse) non si è potuto, o voluto, trovare una soluzione per tutelare i posti di lavoro delle uniche vittime reali della politica del risparmio: i PRECARI? Persone tenute sotto scacco in modo che lavorino a testa bassa e per 1000€ al mese,(cifra che li rende nuovi poveri)  quando gli stessi secondo i regolamenti europei nella stragrande maggioranza dei casi avrebbero già, da anni, i requisiti per essere a tempo indeterminato? Tutto questo a noi sembra inaccettabile, è impensabile che si tengano ancora i PRECARI schiavi di un sogno: la stabilizzazione, che invece di essere più vicina si allontana sempre più e rende queste persone sempre meno tutelate quando al risveglio si scoprono fuori per sempre dal circuito scuola. Abbiamo visto ampiamente che il paracadute SALVAPRECARI altro non è che un modo elegante per posticipare la fine di questi lavoratori di quache tempo. In realtà per i precari che non lavorano e non lavoreranno più nella scuola l’unica certezza resta il fatto che saranno abbandonati a se stessi e nessuno ma proprio nessuno oggi potrà dirgli che per loro ci sarà un rientro nella scuola o comunque nel mondo del lavoro. Noi crediamo che uno Stato responsabile debba riconoscere che prima di ogni altra cosa sia fondamentale mantenere il diritto al lavoro dei propri cittadini ancor più se per una parte di questi cittadini il datore di lavoro è lo Stato stesso. Togliere il lavoro ai precari, togliergli il misero stipendi di 1000€ al mese, significa togliere la dignità a migliaia di padri e madri di famiglie spesso monoreddito e questo è inaccettabile.

La Redazione

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