Home > In evidenza, news, news università > Ddl Gelmini atteso per il voto alle 20:30…mentre la protesta studentesca non ha tregua
30 novembre 2010 alle 20:39

Ormai ci siamo. Ore 20:15,  la Camera approva il ddl Gelmini. Nel frattempo non si placa la protesta civile degli studenti che da Nord a Sud continuano fermamente attraverso manifestazioni, autogestioni, occupazioni e blocchi del traffico, a far sentire il loro parere contrario a quello che è l’ennesimo colpo di grazia all’istruzione italiana. Solo oggi si sono registrate manifestazioni di dissenso in tantissime città italiane. Ricordiamo tra le altre Roma dove in milgiaia hanno sfilato causando il blocco totale del traffico, poi un gruppo di un centinaio di studenti per un paio d’ore ha bloccato i binari ferroviari. Come a Roma anche a Torino universitari e studenti delle superiori hanno sfilato, qui si è bloccato per un paio d’ore la tangenziale paralizzando sin dalle 15:00 il traffico dell’intera città, in tardo pomeriggio poi gli studenti sono ritornati a palazzo reale e da qui sfidando la neve hanno continuato a manifestare per il centro della città piemontese. Stessa scena a Milano dove è stata prima bloccata la stazione di Rogoredo e poi  bloccato il traffico in piazzale Loreto. Da qui gli studenti si sono poi rifugiati nelle aule univeristarie di via Santa Sofia, sotto il presidio permanente delle foreze dell’ordine. Ecco un’altro aspetto importante: LA POLIZIA. A  Roma diversi commercianti intervistati dai giornalisti hanno dichiarato:”Non si è mai visto uno spiegamento di forze dell’ordine così massiccio a Roma”.  Sinceramente anche noi facciamo fatica a capire… Sembra quasi che questo sia un altro modo che si  sta utilizzando per far passare questi ragazzi (nostri figli, i filgi degli italiani), come dei violenti, strumentalizzati da una certa parte politica e dai centri sociali. Anche se la nostra voce non giungerà a chi di dovere, VoceAta si sente in diritto di difendere questi ragazzi perchè nella maniera più assoluta non si può, in un paese civile, continuare ad usare appellativi poco piacevoli per etichettare dei ragazzi che protestano perchè vedono a rischio il loro diritto più grande: l’ISTRUZIONE. In ogni caso, fanno sapere le associazioni studentesche  le proteste non finiscono oggi. Noi ci auguriamo che si possa ancora in questo paese continuare ad esprimere il dissenso senza essere visti come dei pericolosi attentatori (non si capisce di cosa), istigatori di violenza e per questo presidiati passo dopo passo dalla polizia.

La Redazione

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