Dopo che tutte, ma proprio tutte, le innovazioni del Governo in termini di scuola sono passate, ovvero riforma elementari, riforma superiori e, come ultima, la riforma universitaria; ora ci si appresta a far passare l’ultima trance di tagli previsti dalla legge 133/2008. Si potevano evitare? Forse sì! Ci si è opposti con forza e determinazione? Forse, anzi sicuramente, NO! Si poteva fare di più? Sicuramente SI’! Ricordiamo che ci attendono per il 2011/2012 ancora 35000 tagli e per l’esattezza 19700 insegnanti e 14000 ATA . Ma mentre la forbice del Governo ha operato indisturbata già nelle elementari e alle medie, ora al terzo anno di tagli per le superiori qualcuno insorge. Così la UIL non sottoscrive il cosiddetto ‘contratto sulla mobilità’ (quello che regolamenta i trasferimenti per il prossimo anno) perché ”non tutela chi perde posto mentre ci sono forti tagli agli organici”. “In 126 pagine -continua a dichiarare Di Menna- non si è trovato il modo di introdurre quattro righe per tutelare in concreto le persone che si troveranno in soprannumero”. Finalmente la UIL sembra essersi accorta del grave dramma e delle ripercussioni che questi tagli avranno non solo più sui precari (che semplicemente vengono lasciati per strada) ma anche sul personale di RUOLO. Quest’ultimo, infatti, non perde il lavoro ma perde di certo la titolarità e ritorna a fare la trottola catapultato a Kilometri di distanza dall’ultima sede e di conseguenza da casa. In effetti, già da quest’anno sia gli insegnanti sia il personale ATA delle superiori hanno vissuto sulla propria pelle tutto questo; tantissimi sono stati già i colleghi che, avendo perso il posto, si sono ritrovati dopo anni di anzianità di servizio a doversi spostare anche di parecchie decine di Kilometri per lavorare. Quest’improvviso interesse alla tutela dei perdenti posto ci sembra alquanto fuori luogo e fuori tempo. I problemi del personale di RUOLO della scuola non sono iniziati molto tempo fa ma solo quando, senza una seria ragione di razionalizzazione della spesa che ha operato solo tagli di stipendi ma non di sprechi, si è dato il via allo smantellamento della “scuola pubblica”. Siamo certi di non poter essere smentiti quando diciamo che si poteva risparmiare senza toccare nessun posto di lavoro, ad iniziare dai precari storici. C’erano tante diverse ricette, (specie considerando la crisi economica che viviamo) per risparmiare in termini di spesa ma si è scelta ugualmente quella peggiore, che non ha tenuto conto della disgrazia nella quale ha riversato i PRECARI: la disoccupazione e il peggioramento delle condizioni lavorative del personale di RUOLO, sempre meno tutelato e con meno diritti. In uno scenario del genere, ovvero dove il Precario in quanto tale non esiste e viene cancellato quando si vuole e il personale di Ruolo perde ogni diritto acquisito con anni di anzianità, ci dispiacerebbe molto se quest’intervento del Sig. Di Menna dovesse rivelarsi il solito fumo negli occhi con il quale stavolta si spera di tenere a bada il personale di Ruolo facendo finta che ci si preoccupi di esso. La “scuola pubblica” in Italia –noi crediamo- ha bisogno di due cose:
1) che la politica e i sindacati ritrovino veramente la voglia di voler dare al paese una scuola di “qualità”
2) che i dipendenti (docenti ed ATA) di ruolo e non la smettano di guardare al proprio interesse personale per fare gli interessi della scuola.
E’ bene che ci si metta in testa che non siamo stati in grado di difendere la scuola e di conseguenza i nostri diritti. La scuola è un bene comune e un diritto di tutti e solo difendendola a 360° potremo difendere anche i nostri diritti di lavoratori. Secondo noi siamo ancora troppo lontani dal capire che per difendere il proprio diritto, qualsiasi esso sia, si deve imparare a difendere i diritti di tutti; invece nella scuola, ieri come oggi, abbiamo saputo solo dividerci, mettendoci gli uni contro gli altri: personale di ruolo contro precari e precari contro precari stessi. In questo modo abbiamo agevolato il compito dei poteri forti di renderci sempre più deboli e ci siamo accontentati di tanto, tanto fumo distribuito ad arte un po’ di qua e un po’ di là. Avere a cuore la scuola quindi non significa battersi oggi per i perdenti posto di RUOLO costretti ad allontanarsi da casa, questo è inaccettabile! Avere cura della scuola significava opporsi ed evitare con tutti i mezzi possibili che ne 2008 si desse il via al più grande licenziamento di massa della storia. Evitato questo con facili ricette alternative che tutti saremmo stati in grado di proporre si sarebbe evitato tutto il resto e l’Italia avrebbe ancora potuto avere una “scuola pubblica” vera. Quella attuale stentiamo a riconoscerla e definirla.
La Redazione


[...] che regolamenta i trasferimenti) per il 2011/2012 non aveva sottoscritto il contratto (leggi qui). Sebbene tardi di fronte ad una cosa tanto grossa, che sta già mietendo scompiglio [...]