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11 aprile 2011 alle 10:44

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo scritto da Guglielmo La Cognata un docente precario.
Dalla Gelmini a Vladimir Luxuria, l’unica parola capace di riassumere il senso profondo degli ultimi anni è la parola tagli.
La Moratti taglia con la scimitarra, Fioroni con il bisturi, Gelmini con la sega elettrica: l’importante è tagliare, togliere, rinunciare a qualcosa che in passato si riteneva centrale e decisivo. Non siamo di fronte ad un risparmio, come si sostiene senza arrossire a reti ed edicole unificate, perché, complessivamente, la spesa pubblica non diminuisce ma aumenta. Si tratta di un cospicuo trasferimento di risorse da settori capaci di far vincere l’Italia a settori capaci di far vincere le elezioni.
Curiosando fra le macerie, non può non colpire il drastico taglio (da 30 a 20, un terzo!) delle scuole da indicare per eventuali supplenze. Dal momento che la spesa per convocare i precari tramite telegramma è eccessiva, non si cerca un metodo più efficiente ed economico ( pare che ne esistano), ma si tagliano sedi e opportunità.
In forza di questa misura tragicomica, nelle classi dei nostri figli non entra il docente più bravo ma quello più fortunato, capace di ricevere in sogno i nomi delle scuole incubatrici di supplenze. Se fosse un film, si intitolerebbe “Dalla meritocrazia all’occultismo”.Su quale bilancia si pesa l’accortezza di un taglio? Sulla capacità di farne gravare il peso sulle spalle dei più forti. Qui, invece, si abbatte implacabilmente sui giovani supplenti, sulle donne (visto che il personale della scuola è prevalentemente femminile) e su studenti senza voce.
Tuttavia, il vento della modernità inizia a soffiare impetuoso anche nelle auguste stanze ministeriali. Così, d’ora in poi, le convocazioni avverranno via mail e sms, coniugando risparmio e tempestività..
Risolto il problema dei costi, perché non ripristinare la possibilità di scegliere fra 30 scuole, in modo da selezionare gli insegnanti in base al curriculum e non in base al caso?
Nessuno ne parla, nessuno domanda e nessuno risponde. Tutto lontano, tutto finito; tutto normale, tutto come sempre.
La priorità delle priorità per la seduzione propagandistica dominante è del tutto diversa: espellere gli extracomunitari prima che mangino tutta la nostra polenta. Del resto, al centro dell’esperienza umana c’è l’oblio; scandisce da sempre il ritmo della storia. Affrontare la realtà è faticoso, potrebbe portarci dove non vogliamo. Per l’uomo è più facile credere vero ciò che preferisce. Come scrive Noam Chomsky, <>.

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