Iniziamo insieme un percorso attraverso l’area più improduttiva e dannosa per l’economia del paese, nella quale si annidano e assiepano i più ignavi scansafatiche.
Parliamo del mondo della Cultura, ovviamente. Intesa in senso esteso, comprendendo quindi le arti figurative, letterarie, storiche, architettoniche e i meschini luoghi ove esse si esercitano o nei quali se ne conserva il vituperato frutto.
Un frutto infruttuoso, evidentemente, come non perdono occasione di sottolineare ministri e sottosegretari operosi che, deposte le fatiche dell’eros, devono arginare questo scempio con tagliuzzi qui e lì.
Nostro compito qui invece è far vedere come la cultura possa addirittura produrre reddito, oltre che sale nella zucca, e in particolare a chi crede che essere delle persone che aspirano a migliorarsi ed essere più colte, sane e realizzate non sia un profitto, mostrare che almeno è possibile trarne “profitti”.
L’esempio che vi porto oggi è stato ampiamente riportato da un noto settimanale, ma che ovviamente, vista la diffusione non capillare del settimanale stesso, pur essendo tra i più venduti e certamente il più venduto magazine di informazione, potrebbe essere sfuggito.
A Roma, nel quartiere una volta popolare del Pigneto, da poco tempo diventato luogo di incontro notturno della capitale, 60 disoccupati laureati/diplomati hanno rilevato il cinema d’essai Grauco di via Perugia, che ormai aveva chiuso i battenti. Questi PAZZI!!
Come hanno fatto? Con un piccolo investimento iniziale, e tanta buona volontà che ha trasformato i tanto vituperati “giovani d’oggi” in carpentieri, idraulici ed elettricisti.
Il risultato è il KINO, una sala cinema di 40 posti, con annesso bio-bistrot, e sale apposite per incontri intimi tra i fruitori e protagonisti della settima arte.
La cosa ha attratto già oltre ottocento soci, molti appartenenti al mondo dello spettacolo, e si tratta dell’unica sovvenzione “extra” che hanno ricevuto costoro, che non sono stati sponsorizzati da nessun ente pubblico, oltre al modico prezzo del biglietto per vedere film “fuori dal circuito, inediti, perle rare sfuggite alla grande distribuzione, e poi vecchi film di culto, film indipendenti, anteprime, documentari, cinema italiano di alta qualità”.
Complimenti a questi coraggiosi scapestrati che hanno deciso di le serate con Rossellini invece che con la Ventura, e in bocca al lupo.
Voglio estrarre dal loro manifesto due righe:
Al Kino ci sono i fannulloni e bamboccioni.
Il Kino è precario.
E’ così che ci vogliono: bamboccioni per sempre, incapaci di progettare la nostra vita e di impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi, alimentando con il precariato il ventre insaziabile di avidi imprenditori, e con la nostra apatia il permanere dell’attuale situazione politica.
Cosa impariamo da questa vicenda? Che la cultura può essere fonte di reddito e di mobilità sociale e che siamo “precari” finché non prendiamo in mano il nostro futuro.
James Bevilacqua


Lascia un commento