Home > news ATA, news mondo scuola generali > Dopo “l’aiuto del pubblico” la Gelmini chiede quello dei giornali….
21 aprile 2011 alle 10:52

In una lettera a “Il corriere della sera” il ministro Gelmini scrive, o si fa scrivere, tante belle parole che nella realtà non trovano riscontro, il tema centrale della lettera è l`asse scuola-lavoro, a questo punto una domanda sorge spontanea: ma, riducendo le ore di laboratorio e le ore di materie professionalizzanti, i nostri figli quale lavoro dovranno imparare?   …o nel progetto di difesa della casta c’è l’intenzione di creare ancora più divario tra le classi sociali facendo diventare i nostri figli dei semplici operai generici senza la possibilità di progredire ?
 
Da “Il Corriere della Sera” di mercoledì 20 aprile 2011
Gelmini: a settembre istituti tecnici superiori per l`asse scuola-lavoro Caro direttore, ancora una volta Dario Di Vico, sul Corriere di ieri, interviene efficacemente sui temi dell`integrazione tra scuola e lavoro e sul nesso causale tra sistema formativo e competitività del Paese. Condivido pienamente le sue analisi e voglio ricordare quanto abbiamo detto e fatto in questa direzione. A settembre 2009 con i ministri Maurizio Sacconi e Giorgia Meloni abbiamo elaborato «Italia 2020: piano di azione per l`occupabilità dei giovani attraverso l`integrazione tra apprendimento e lavoro».

Già allora sostenevamo che occorre recuperare il valore educativo é culturale del lavoro e superare il pregiudizio verso l`istruzione tecnica e professionale. Questa diffidenza infatti per troppo tempo ha allontanato i nostri giovani da prospettive occupazionali che consentono invece una straordinaria realizzazione di sé e del bene comune. Abbiamo poi riformato l`istruzione tecnica e professionale e l`università.
Abbiamo rilanciato l`apprendistato come contratto di primo impiego, utile sia per l`assolvimento dell`obbligo di istruzione e l`ottenimento di una qualifica professionale, sia per il conseguimento di titoli di studio universitari e di alta formazione, compresi i dottorati. Sono sempre stata convinta che il miglior contributo della scuola contro la crisi sia proprio il rilancio dell`istruzione tecnica e professionale; per questo la riforma l`ha profondamente rivalutata, proprio in considerazione delle grandi opportunità lavorative che questa può offrire. A fronte di una disoccupazione giovanile così elevata, non possiamo più accettare il paradosso, rilevato periodicamente dall`indagine Excelsior di Unioncamere, per cui le imprese non riescono a trovare 130.000 tecnici a causa del disallineamento tra l`offerta formativa della scuola ed effettive esigenze del mondo del lavoro. A settembre partiranno anche i 58 istituti tecnici superiori, che rappresentano il miglior modello di integrazione tra scuola e lavoro. Sono infatti gestiti da fondazioni di cui devono necessariamente far parte un istituto tecnico o professionale, un`università e le imprese. Come prevede lo stesso decreto istitutivo, mi auguro che gli Its possano integrarsi ulteriormente con il sistema produttivo. E importante anche che vengano coinvolti nelle politiche attive per il lavoro e che si raccordino con le associazioni datorialí e i fondi interprofessionali. I giovani e le loro famiglie devono poter scegliere con la massima consapevolezza i percorsi di studio.
Per questo abbiamo dato grande importanza al tema dell`orientamento, fornendo tutte le informazioni necessarie sulle scelte che danno i migliori risultati occupazionali.
Assieme al ministero dei Lavoro stiamo lavorando per migliorare i modi e i tempi della transizione tra scuola e lavoro. Anche per questo abbiamo previsto che i curricula dei laureati e dei diplomati siano conferiti dalle scuole e dalle università alla borsa nazionale del lavoro. Rifuggendo ogni retorica, possiamo affermare che la nostra azione sta producendo risultati concreti. I dati delle iscrizioni alle scuole superiori per il prossimo anno scolastico 2011/2012 hanno fatto registrare un aumento dello 0,4% degli iscritti agli istituti tecnici, dato dalla somma algebrica della discesa dello 0,7% del settore economico e dell`aumento dell`1,1%o del settore tecnologico, così come si è registrata una crescita dell`1,9% per il liceo tecnologico. Ha quindi ragione Di Vico quando sostiene che occorre insistere pazientemente su questa strada, ricordando sempre che fa sicuramente meno rumore la foresta che cresce rispetto all`albero che cade.

 

 

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