I mostri dell’era nucleare Italiana, nonostante siano chiusi da anni, continuano a succhiare soldi e vite. Nelle zone limitrofe alla centrale del garigliano SI MUORE, e non si sa ancora per quanti decenni gli effetti del mostro continueranno a mietere vittime, quello che è sicuro è che continueranno ad essere sprecati tanti soldi e siamo sicuri che nessuno si preoccuperà di risarcire le famiglie sterminate da cancri e leucemie derivanti dall’alto tasso di radiazioni sprigionato dalla centrale. A Margherita Hack che dice “Se non si fosse mai rischiato non avremmo nemmeno il fuoco, saremmo ancora all’età della pietra” rispondiamo che “se l’umanità , e soprattutto gli scienziati e i ‘capi’, fosse stata più saggia non avrebbe ridotto il pianeta nelle condizioni in cui si trova oggi”. L’unica cosa che possiamo fare è dire SI all’abrogazione delle leggi che prevedono l’apertura di nuove centrali, al referendum del 12 e 13 giugno.
Salvatore Paolella.
Riportiamo il diario della visita de Ilfattoquotidiano all’impianto del garigliano.

L’impianto nucleare di Sessa Aurunca: 23 anni per chiuderlo e mezzo miliardo di euro
Dentro al sito che sorge sul Garigliano, in provincia di Caserta, gestito dalla Sogin. L’assenza di un deposito nazionale ha fatto slittare tempi e aumentare i costi
Il tema è di stretta attualità in vista del referendum del prossimo giugno che si propone di bocciare il ritorno all’atomo varato dal governo. L’accesso alla centrale nucleare di Sessa Aurunca è riservato, il sito è strategico e all’esterno è protetto dagli agenti di un istituto di vigilanza. La fase didecommissioning, il completo smantellamento dell’area, è affidata alla Sogin, la società per azioni, a capitale pubblico, che ha in carico la gestione, nel nostro paese, della fine degli impianti nucleari. Per chiuderli occorre una società, ma soprattutto capitali umani ed economici. …..continua la tettura su Ilfattoquotidiano.it


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