Home > In evidenza, news dal mondo > I mostri nucleari continuano ad avere fame
23 maggio 2011 alle 10:28

I mostri dell’era nucleare Italiana, nonostante siano chiusi da anni, continuano a succhiare soldi e vite. Nelle zone limitrofe alla centrale del garigliano  SI MUORE, e non si sa ancora per quanti decenni gli effetti del mostro continueranno a mietere vittime, quello che è sicuro è che continueranno ad essere sprecati tanti soldi e siamo sicuri che nessuno si preoccuperà di risarcire le famiglie sterminate da cancri e leucemie derivanti dall’alto tasso di radiazioni sprigionato dalla centrale.  A Margherita Hack che dice “Se non si fosse mai rischiato non avremmo nemmeno il fuoco, saremmo ancora all’età della pietra” rispondiamo che “se l’umanità , e soprattutto gli scienziati e i ‘capi’, fosse stata più saggia non avrebbe ridotto il pianeta nelle condizioni in cui si trova oggi”. L’unica cosa che  possiamo fare è dire SI all’abrogazione delle leggi che prevedono l’apertura di nuove centrali, al referendum del 12 e 13 giugno.

Salvatore Paolella.

Riportiamo il diario della visita de Ilfattoquotidiano all’impianto del garigliano.

L’impianto nucleare di Sessa Aurunca: 23 anni per chiuderlo e mezzo miliardo di euro

Dentro al sito che sorge sul Garigliano, in provincia di Caserta, gestito dalla Sogin. L’assenza di un deposito nazionale ha fatto slittare tempi e aumentare i costi

Alla stazione quando chiedi per la centrale, la evocano con misura, distanza, quasi paura. Da queste parti lo chiamano mostro, l’impianto che ha smesso la sua attività nel 1978, dopo 33 anni è ancora lì ad agitare paure e timori della popolazione, nonostante le precauzioni di chi la gestisce. E’ chiusa, ma aumentano i costi di gestione, prelevati dalle tasche dei cittadini. Siamo a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, ai confini con il Lazio. Nei pressi del fiume Garigliano sorge la centrale nucleare entrata in funzione nel 1964 e spenta dopo 14 anni a seguito di un guasto.
Il fatto quotidiano entra nell’impianto, oggi in fase di dismissione, insieme alla commissione bonifiche ed ecomafie della regione Campania. Il presidente Antonio Amato è impegnato, fin dal suo insediamento, in un tour. Da mesi attraversa scheletri, monumenti allo spreco, discariche e impianti disseminati lungo una terra, una volta appellata come felix. Dell’intera commissione presente solo un consigliere. “Quella del nucleare – denuncia il presidente Amato – è una scelta assolutamente sbagliata, per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute, ma anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata”.

Il tema è di stretta attualità in vista del referendum del prossimo giugno che si propone di bocciare il ritorno all’atomo varato dal governo. L’accesso alla centrale nucleare di Sessa Aurunca è riservato, il sito è strategico e all’esterno è protetto dagli agenti di un istituto di vigilanza. La fase didecommissioning, il completo smantellamento dell’area, è affidata alla Sogin, la società per azioni, a capitale pubblico, che ha in carico la gestione, nel nostro paese, della fine degli impianti nucleari. Per chiuderli occorre una società, ma soprattutto capitali umani ed economici. …..continua la tettura su Ilfattoquotidiano.it

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