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Archiviato nella categoria ‘Con la cultura non si mangia !!!’
4 maggio 2011 alle 15:25

… Ed è vero! Ma è anche vero che: “Non di solo pane vive l’uomo”.
Chiediamo scusa all’autore del Vangelo se lo costringiamo a scendere dall’alto della sua divina dimora, per gettarlo in una diatriba scatenata da un “Epicuri e grege porcus”.
Una precisazione. Anche se storicamente inesatta (Epicuro non fu un patrocinatore di un edonismo sfrenato), è utile servirsi ancora di questa massima, perché mai come nella situazione politica di questo quindicennio, essa torna a proposito.
Solleticare gli istinti più bassi che, purtroppo, sono innati nella nostra natura, è il programma dichiarato apertamente dalla maggioranza che attualmente detiene il potere.
E’ vero che cultura e giustizia, cultura e buon comportamento non sono binomi inscindibili; anzi, gli avvenimenti storici hanno provato il contrario: citiamo, come esempio, quello della Grecia: il
periodo il periodo più lungo delle sue guerre è coinciso con l’apogeo della sua cultura.
Ma se la cultura non è infallibile strumento di buon comportamento, non è detto che la non cultura produca effetti migliori.
Comunque, anche se la cultura non sempre contribuisce ad instaurare un clima di più umana convivenza, ciò non è ascrivibile direttamente ad essa.
Alla base, infatti, c’è un equivoco di fondo: l’errata interpretazione del significato della parola ‘cultura’. Erroneamente essa viene confusa con la quantità di nozioni che una persona riesce ad immagazzinare nel suo cervello. La nozione è solo la materia prima, su cui è indispensabile l’azione formativa degli operatori culturali e di tutti coloro che sono preposti all’educazione e alla formazione dei giovani.
E’ da questi soggetti che deve partire l’input che trasforma la nozione in quello strumento educativo che nella realtà sociale diventa il lievito che permette alla comunità di vivere ‘umanamente’.
Ma tutto questo non è in cima ai pensieri di chi ha posto a base del suo impegno politico non la nascita e lo sviluppo della vera ‘cultura’, ma la sua degenerazione e la sua strumentalizzazione per fini puramente di potere.
Insomma, per avere i voti delle masse, è controproducente mettere a disposizione dei protagonisti della scuola strumenti idonei al loro lavoro; più proficuo, invece, è solleticare i più bassi istinti e far passare il messaggio che lo scopo della vita è la ricerca del benessere a tutti costi.
Al creatore di slogan è molto conveniente che la cultura si riduca
alle sole nozioni e, possibilmente, confessionali. E questo non certamente per una questione di fede: al succubo della psicopatologia della bugia quotidiana, non interessa né la cultura cristiana, né quella liberale; a lui interessa solo allevare docili animaletti ubbidienti alla voce del padrone-fornitore di foraggio.
Lui sa che il cervello delle masse è nella pancia, dove albergano l’istinto predatorio e l’egoismo.
Alla pancia non interessa la cultura che produrrebbe apertura all’altro e tolleranza; ad essa pancia
interessa solo la difesa del trogolo, del recipiente attorno al quale si satollano gli “Epicuri e grege
porci”, un trogolo quotidianamente rifornito dal porcaro, l’epicureo del 2000, maldestro imitatore dell’Epicuro originale.

Di Angelo Bologna

13 aprile 2011 alle 20:04

Iniziamo insieme un percorso attraverso l’area più improduttiva e dannosa per l’economia del paese, nella quale si annidano e assiepano i più ignavi scansafatiche.
Parliamo del mondo della Cultura, ovviamente. Intesa in senso esteso, comprendendo quindi le arti figurative, letterarie, storiche, architettoniche  e i meschini luoghi ove esse si esercitano o nei quali se ne conserva il vituperato frutto.

Un frutto infruttuoso, evidentemente, come non perdono occasione di sottolineare ministri e sottosegretari operosi che, deposte le fatiche dell’eros, devono arginare questo scempio con tagliuzzi qui e lì.

Nostro compito qui invece è far vedere come la cultura possa addirittura produrre reddito, oltre che sale nella zucca, e in particolare a chi crede che essere delle persone che aspirano a migliorarsi ed essere più colte, sane e realizzate non sia un profitto, mostrare che almeno è possibile trarne “profitti”.

L’esempio che vi porto oggi è stato ampiamente riportato da un noto settimanale, ma che ovviamente, vista la diffusione non capillare del settimanale stesso, pur essendo tra i più venduti e certamente il più venduto magazine di informazione, potrebbe essere sfuggito.

A Roma, nel quartiere una volta popolare del Pigneto, da poco tempo diventato luogo di incontro notturno della capitale, 60 disoccupati laureati/diplomati hanno rilevato il cinema d’essai Grauco di via Perugia, che ormai aveva chiuso i battenti. Questi PAZZI!!

Come hanno fatto? Con un piccolo investimento iniziale, e tanta buona volontà che ha trasformato i tanto vituperati “giovani d’oggi” in carpentieri, idraulici ed elettricisti.

Il risultato è il KINO, una sala cinema di 40 posti, con annesso bio-bistrot, e sale apposite per incontri intimi tra i fruitori e protagonisti della settima arte.

La cosa ha attratto già oltre ottocento soci, molti appartenenti al mondo dello spettacolo, e si tratta dell’unica sovvenzione “extra” che hanno ricevuto costoro, che non sono stati sponsorizzati da nessun ente pubblico, oltre al modico prezzo del biglietto per vedere film “fuori dal circuito, inediti, perle rare sfuggite alla grande distribuzione, e poi vecchi film di culto, film indipendenti, anteprime, documentari, cinema italiano di alta qualità”.

Complimenti a questi coraggiosi scapestrati che hanno deciso di le serate con Rossellini invece che con la Ventura, e in bocca al lupo.

Voglio estrarre dal loro manifesto due righe:

Al Kino ci sono i fannulloni e bamboccioni.
Il Kino è precario.

E’ così che ci vogliono: bamboccioni per sempre, incapaci di progettare la nostra vita e di impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi, alimentando con il precariato il ventre insaziabile di avidi imprenditori, e con la nostra apatia il permanere dell’attuale situazione politica.

Cosa impariamo da questa vicenda? Che la cultura può essere fonte di reddito e di mobilità sociale e che siamo “precari” finché non prendiamo in mano il nostro futuro.

James Bevilacqua

 

Fratelli d'Italia ?

"Fratelli d'Italia?", il libro dell'informatissimo anonimo sulla secessione della Padania che sta facendo tremare il Palazzo, e non solo.
Non a caso le vicende raccontate nel libro stanno trovando conferme nei fatti degli ultimi mesi.

Con la cultura non si mangia!!!

tremonti

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