… Ed è vero! Ma è anche vero che: “Non di solo pane vive l’uomo”.
Chiediamo scusa all’autore del Vangelo se lo costringiamo a scendere dall’alto della sua divina dimora, per gettarlo in una diatriba scatenata da un “Epicuri e grege porcus”.
Una precisazione. Anche se storicamente inesatta (Epicuro non fu un patrocinatore di un edonismo sfrenato), è utile servirsi ancora di questa massima, perché mai come nella situazione politica di questo quindicennio, essa torna a proposito.
Solleticare gli istinti più bassi che, purtroppo, sono innati nella nostra natura, è il programma dichiarato apertamente dalla maggioranza che attualmente detiene il potere.
E’ vero che cultura e giustizia, cultura e buon comportamento non sono binomi inscindibili; anzi, gli avvenimenti storici hanno provato il contrario: citiamo, come esempio, quello della Grecia: il
periodo il periodo più lungo delle sue guerre è coinciso con l’apogeo della sua cultura.
Ma se la cultura non è infallibile strumento di buon comportamento, non è detto che la non cultura produca effetti migliori.
Comunque, anche se la cultura non sempre contribuisce ad instaurare un clima di più umana convivenza, ciò non è ascrivibile direttamente ad essa.
Alla base, infatti, c’è un equivoco di fondo: l’errata interpretazione del significato della parola ‘cultura’. Erroneamente essa viene confusa con la quantità di nozioni che una persona riesce ad immagazzinare nel suo cervello. La nozione è solo la materia prima, su cui è indispensabile l’azione formativa degli operatori culturali e di tutti coloro che sono preposti all’educazione e alla formazione dei giovani.
E’ da questi soggetti che deve partire l’input che trasforma la nozione in quello strumento educativo che nella realtà sociale diventa il lievito che permette alla comunità di vivere ‘umanamente’.
Ma tutto questo non è in cima ai pensieri di chi ha posto a base del suo impegno politico non la nascita e lo sviluppo della vera ‘cultura’, ma la sua degenerazione e la sua strumentalizzazione per fini puramente di potere.
Insomma, per avere i voti delle masse, è controproducente mettere a disposizione dei protagonisti della scuola strumenti idonei al loro lavoro; più proficuo, invece, è solleticare i più bassi istinti e far passare il messaggio che lo scopo della vita è la ricerca del benessere a tutti costi.
Al creatore di slogan è molto conveniente che la cultura si riduca
alle sole nozioni e, possibilmente, confessionali. E questo non certamente per una questione di fede: al succubo della psicopatologia della bugia quotidiana, non interessa né la cultura cristiana, né quella liberale; a lui interessa solo allevare docili animaletti ubbidienti alla voce del padrone-fornitore di foraggio.
Lui sa che il cervello delle masse è nella pancia, dove albergano l’istinto predatorio e l’egoismo.
Alla pancia non interessa la cultura che produrrebbe apertura all’altro e tolleranza; ad essa pancia
interessa solo la difesa del trogolo, del recipiente attorno al quale si satollano gli “Epicuri e grege
porci”, un trogolo quotidianamente rifornito dal porcaro, l’epicureo del 2000, maldestro imitatore dell’Epicuro originale.
Di Angelo Bologna



