Buongiorno a tutti ( o buonasera dipende quando mi leggerete),
sono un ricorsista della sentenza del Tar del 06/07/2010. Uno di quegli 87 nomi che stanno vagando qua e là per internet nei forum dedicati.
Scrivo questa per raccontarvi la mia storia, uguale a tante di quelle degli altri 86. Cambiano le situazioni, gli amori, le speranze ma spero che questa diventi un po’ la storia pilota.
Ho 43 anni, una vita quotidiana da quando sono sposato(a), fatta di battaglie, vittorie, delusioni e felicità.
Come quando 10 anni or sono, fui chiamato(a) per la prima supplenza a scuola. Venivo da tante esperienze (sono laureato/a, due figli ed aziende che hanno chiuso nel frattempo); lavori comunali dall’ufficio di collocamento. Mai e dico mai stato/a con le mani in mano.
Avevo ricevuto giorni prima una lettera con cui avevo superato una preselezione per un posto di un certo pregio in un grande magazzino che stava per aprire in altra provincia a me vicina. Mi chiamavano perché avrei dovuto sostenere il corso in altra sede (fuori regione) prima dell’assunzione.
Arrivò una telefonata da una scuola per ricoprire un posto di A.T. per un periodo fino al 30 giugno.
Di corsa telefonai al sindacato maggiore vicino a me, e mi consigliarono di accettare in quanto non sarebbe finita lì.
Straccio la lettera (l’ultima figlia era piccolissima e la distanza era sacrificale) ed accetto la supplenza.
Comincia da lì la mia esperienza nella scuola, che a tratti ho amato/odiato ma mai rinunciato. E nemmeno adesso intendo lasciarla, combattendo con tutte le forze per mantenere il mio posto.
Qualcuno pensa che sia questione di profilo. Se avessi tentato la carriera di cs, se avessi potuto, sarei stato/a di ruolo da qualche anno e sarei stato/a contento/a ugualmente. A noi ci accusate di non “ volerci abbassare al vostro ruolo”. Vi posso giurare che qui, nella mia provincia tutti e dico tutti fra at ed aa, sono in prima fascia anche come collaboratore. Qualcuno l’anno prima non l’ha fatto per svista, ma quest’anno ci siamo proprio tutti.
Quest’anno taglieranno anche i cs , gli ultimi in graduatoria che siamo noi.
Fatti fuori da tagli, corsi concorsi, traferimenti, assegnazioni, cambi di profilo, compensazioni…
Avere a 43 anni i capelli bianchi non per ereditarietà non è piacevole…
Ed altri sintomi che ogni giorno diventano sempre più pesanti…
Non voglio pietà e commiserazione.
Desidero la ragione…Desidero far sapere a voi che la condizione del precario da decenni è sfibrante. Desidero ricordare a chi non lo è più da poco, quell’angoscia che provi quando rientri a casa pensando al domani.
Nessuno degli 86 ricorsisti l’ha fatto contro un nome particolare e per vanità di una posizione. Ha cercato di combattere contro un sistema. Con le armi che poteva avere a disposizione puntando una meta ignota.
Quante assemblee con voce alzata e dito puntato cercando appigli ed aiuti da chi cercava poi solo la tessera ed un numero per fare cassa e numeri nelle manifestazioni.
Soli, solo, sola.
Purtoppo rimane una sola strada: come ha detto Torquemada. Diventare cattivi e carogne.
Ci stanno infamando, non importa. Hanno detto che loro non si sarebbero comportati così, come noi. Dite?
Siete sicuri? Ci mettereste la mano sul fuoco?
Perché allora non avete rinunciato a farlo? Per voi non costava nulla. Pensate; aule vuote, nessuna preselezione. Aule vuote per mancanza di iscritti…Perché voi giustamente, dico e ribadisco a grandi lettere GIUSTAMENTE, avete detto che era il vostro diritto ed anch’io mi unisco.
Il nostro era quello, se vi erano gli estremi, di appellarci all’unico organo che non poteva non ascoltarci: il Tar.
E badate bene, per chi non conosce l’iter procedurale per un ricorso al Tar nazionale ( fatto poi da soli senza sindacati) non è semplice. Basta un errore, una semplice svista per veder mandato all’aria il lavoro giocato su 60 giorni di tempo utile.
Raccolte estenuanti di articoli, leggi sentenze senza avere la certezza di vincere, anzi magari il contrario, perché lotti contro un sistema ormai radicato; legale o non.
Siamo 87, pochi per voi tanti per noi, ma voglio dirvi una cosa anche ai piagnucoloni dalle ali tarpate, alle crisalidi mai trasformate farfalle e soprattutto ai colleghi precari che pur interpellati non hanno aderito per paura o per noia: ognuno di noi ha dimostrato nel suo piccolo senza piangersi addosso ( e guardate che rimanere senza lavoro toglie molte più ore di sonno..) che possiamo fare qualcosa. Che ogni ostacolo si può trasformare in opportunità. Ogni nome ha dietro storie che non conoscete e che non meritano di esser giudicati da disinformazione o altro. Hanno storie di chilometri di distanza dagli affetti, da figli che vedono una volta al mese; da mogli o mariti ormai visti per lo più grazie a Skype ( per i più fortunati) o per 37 giorni l’anno.
Vi lascio, spero con questa di aver aperto una piccola finestra per tutti e spero che anche gli altri ricorrenti come me facciano altrettanto e spieghino qui, come me le loro ragioni magari…
Un sincero saluto a tutti, di ruolo e non.